I livelli sierici di 25(OH)D variano ampiamente nei diversi periodi di vita, in base alla stagione, alla latitudine, al grado di esposizione alla luce solare, al fototipo e in modo particolare all’BMI in quanto la vitamina D si scioglie nei grassi.
Valori ematici di Vitamina 25(OH)D < 10 ng/mL sono universalmente riconosciuti come condizione di grave carenza e portano a rachitismo e osteomalacia nel tempo.
La Siommms definisce valore di soglia desiderabile il valore che si dimostra efficace nella prevenzione della fragilità ossea.
Eistono evidenze robuste che nella popolazione generale valori sierici di 25(OH)D < 20 ng/mL portino ad un aumento del rischio di frattura (5). Recenti meta-analisi hanno rivelato che per valori < 20 ng/mL (50 nmol/L) c’è un aumento del 40% del rischio di frattura femorale.
Nella popolazione generale si definisce:
“deficiente” un livello di 25(OH) < 10 ng/mL
“insufficiente “ se < 20 ng/mL
“ottimale” se compreso tra 20-50 ng/mL (4) (Tab. I. A).
Negli anni ’80 sono stati scoperti recettori per la vitamina D VDR a livello di tessuti non coinvolti nel metabolismo del calcio: cellule muscolari, pancreas, cute, placenta, cervello e cellule T attivate. I recettori per la vitamina D muscolari tendono a diminuire con l’avanzare dell’età.
In condizioni di ipovitaminosi D sono stati spesso descritti quadri di miopatia dei muscoli prossimali degli arti, di sarcopenia e di riduzione della forza muscolare, con disturbi dell’equilibrio e con conseguente aumento del rischio di cadute e quindi di fratture, specie in età senile.
L’importanza della vitamina D a livello extrascheletrico è evidenziata anche dalla presenza dell’enzima 1-alfa-idrossilasi in molti tessuti.
Questo enzima è in grado di attivare la vitamina D inattiva in vitamina D attiva (1,25-diidrossivitamina D) è presente nei macrofagi attivati, negli osteoblasti, nei cheratinociti ed è stata documentata anche a livello prostatico, del colon e della mammella.
Questa attività sostiene una produzione locale di 1,25-diidrossivitamina D che non vanta alcun ruolo nella omeostasi calcica ma che sembrerebbe invece implicata nei meccanismi di regolazione della crescita cellulare, compresa quella tumorale.
Studi sui cheratinociti indicano che 1,25-diidrossivitamina D determina una marcata diminuzione della loro proliferazione e un aumento della differenziazione. Nelle cellule della linea monocito-macrofagica l’attivazione 1-alfa-idrossilasica della vitamina D determina la produzione di una proteina battericida, la catelicidina, e funzioni paracrine di modulazione dei linfociti T e B.
Da notare che all’interno delle cellule con attività 1-alfa-idrossilasica sia prevista anche un’attività 24-idrossilasica al fine di regolare l’eventuale iperproduzione endogena di calcitriolo, mediante la produzione di un metabolita inattivo della vitamina D, l’acido calcitroico.
E’ stato indagto l’effetto della supplementazione di Vitamina D sull’espressione dei recettori muscolari della vitamina D (VDR) e della area muscolare (CSA) nei pazienti con frattura distale del radio (DRF).
Un aumento significativo nell’espressione dei VDR e della CSA è stato osservato sopratutto nei pazienti con deficit di vitamina D.
La supplementazione di Vitamina D è nota migliorare la massa e la funzione muscolare. Negli anziani con deficit di vitamina D è stato osservato un aumento della espressione di VDR a livello muscolare dopo supplementazione di Vitamina D e parimenti si è osservata un aumento della CSA (Ceglia et al 2013) e un miglioramento dell’atrofia muscolare (Bang et al 2018).
Bouvard B, Annweiler C, Sallé A, et al. Extraskeletal effects of vitamin D: facts, uncertainties, and controversies. Joint Bone Spine 2011;78:10-6.
Holick MF. Vitamin D deficiency. N Engl J Med 2007;357:266-81.
Norman AW. From vitamin D to hormone D: fundamentals of the vitamin D endocrine system essential for good health. Am J Clin Nutr 2008;88:491S-499S.
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Osteoporosis International (2021) 32:1387–1393 A longitudinal histologic evaluation of vitamin D receptor expressionin the skeletal muscles of patients with a distal radius fracture B. J. Shim et al

